Liturgia della parola

 

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

I farisei vivevano per meditare la legge, per capirla, per interpretarla. Alcuni sono riusciti a capire Gesù Cristo che ha detto a uno di loro che non era lontano dal regno dei cieli (Mc 12,34). E un altro fariseo, Paolo di Tarso, riuscì ad essere l’apostolo dei gentili. Ma tanti tra di loro, al contrario, rifiutavano il giovane Rabbi di Nazaret, e lo hanno messo a morte sulla croce... Interpretando la legge, i farisei ottenevano una casistica minuziosa che rendeva il giogo della legge insopportabile. Ed è per questo che non potevano capire Gesù che, secondo loro, infrangeva il riposo del sabato guarendo i malati il sabato, e anche dicendo che il Figlio dell’uomo era padrone del sabato e che questo giorno, così importante, era stato fatto per l’uomo, e non il contrario... (Mt 12,8; Mc 2,27). Gesù disfa il repertorio molto complicato dei precetti, e lo riassume nell’amore di Dio e del prossimo sopra tutto. Egli considera che questo è il primo comandamento, da cui tutti gli altri derivano... Di fronte a queste parole non possiamo fare altro che rivedere la nostra condotta, riconoscere i nostri errori e proporci in modo concreto di vivere per amore, di morire per amore.

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4)

Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Dal libro dell’Èsodo

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Parola di Dio

Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

Parola di Dio

Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

Sono due le facce della stessa moneta

Un elenco lunghissimo: tra obblighi e divieti, secondo gli insegnamenti che i ?dottori della Legge? (ritenuti gli esperti in questioni religiose) avevano ricavato da quello che per noi è l'Antico Testamento, i precetti che il buon israelita era tenuto a osservare erano oltre seicento. Impossibile persino ricordarli tutti; di qui la domanda che nel vangelo di oggi (Matteo 22,34-40) proprio un dottore della Legge rivolge a Gesù: ?Maestro, qual è il grande comandamento?? (vale a dire, il comandamento principale).,
Forse il ?dottore? mirava a mettere in ordine d'importanza quella miriade di precetti, per evitare il rischio di impegnarsi ad osservare i minori e trascurare i più rilevanti, come accade oggi a chi, per esempio, si preoccupa di recitare il rosario, o mangiare di magro il venerdì, e poi non va a Messa la domenica o, pur potendoli aiutare, trascura quanti sono nel bisogno.
Invitato dunque a designare, tra gli oltre seicento, il comandamento principale, Gesù ha risposto indicandone due: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso". Richiesto di uno, Gesù di comandamenti ne indica due, tra loro legati dal comune aspetto dell'amore.
Come una moneta, che ha sempre due facce inscindibili, così è l'amore, che se è autentico ha sempre, e inscindibili, la faccia dell'amore per Dio, e quella dell'amore per il prossimo. L'intima connessione tra i due è stata poi ripetutamente spiegata, da Gesù stesso e negli scritti degli apostoli: l'amore per Dio è facile a dirsi, è persino facile illudersi di averlo; se c'è davvero, si esprime nel concreto amore per chi ci vive o ci passa accanto. Dice ad esempio l'apostolo Giovanni (Prima lettera 4,20): Se non ami il fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi?
Quello che conta davvero, perciò, è amare Dio amando il prossimo. Allora ci si può chiedere che senso abbiano tutti gli altri comandamenti e precetti e norme che investono la vita del cristiano e - come alcuni ritengono -- ne limitano la libertà. La risposta è implicita nell'ultima frase del vangelo odierno, con Gesù che conclude la risposta all'interrogante dichiarando: ?Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti?. "La Legge e i Profeti" è l'espressione con cui allora designavano la Bibbia: dunque, tutte le norme in essa contenute (e altrettanto si può dire delle successive, riguardanti la vita cristiana) dipendono dal precetto dell'amore, ne sono un chiarimento e un'applicazione.
Si considerino per esempio i dieci comandamenti: non sono dieci regole in più, altre dieci dopo le due dell'amore; ne sono soltanto la traduzione pratica: amare Dio significa non scambiarlo con niente e nessun altro, non offenderlo con la bestemmia, onorarlo santificando le feste; amare il prossimo significa quanto meno onorare i genitori, non uccidere, non tradire con l'adulterio, non provocare danno ad altri con furti o menzogne. Se non rispettassi queste dieci regole, non potrei dire di praticare l'amore.
Ma ci si può chiedere ancora: perché la fede comporta l'amore? Io posso credere in Dio anche se non vado a Messa, oppure se traggo profitto dalla stupidità altrui, e quanto ai poveri... beh, si diano da fare (cioè si arrangino). Per salvarsi l'anima basta la fede; che c'entra il resto?
E' un'obiezione che molti si pongono, magari implicitamente, e a prima vista pare fondata; ma chi ragiona così dimentica che il Dio in cui dichiara di credere è di natura sua amore: per amore ci ha creati, per amore ci ha mandato il suo stesso Figlio, per amore ci apre le porte della sua casa e per amore ci indica la via per raggiungerla. La via passa dal cercare di somigliare a Lui, cioè dall'impegno di amare coloro che Egli stesso ama. La fede, se è autentica, è coerente.

di Mons. Roberto Brunelli

Il Signore è nostra fortezza, nostro liberatore. Egli è la nostra potente salvezza. Eleviamo a lui la nostra preghiera, perché ci dia la forza di realizzare con le opere la sua parola che abbiamo accolto nel cuore.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché la Chiesa annunci senza stancarsi mai il primato dell’amore e testimoni con fedeltà la carità verso tutti. Preghiamo.
2. Perché i cristiani sperimentino la tenerezza dell’amore di Dio, facendo dell’ascolto della Parola e della preghiera il nutrimento quotidiano della loro fede. Preghiamo.
3. Perché i giovani scoprano che l’amore è donarsi, specialmente ai poveri, ai deboli, a chi è nel bisogno. Preghiamo.
4. Perché l’amore sia linfa delle famiglie e cementi i rapporti tra gli sposi e tra genitori e figli. Preghiamo.
5. Perché nella nostra comunità vengano meno il rancore, l’apatia e ogni divisione, e si diffondano la comunione fraterna e l’accoglienza reciproca. Preghiamo.

O Dio, Padre nostro, donaci la gioia e la forza dello Spirito Santo per fuggire gli idoli e convertirci a te, perché possiamo amarti con tutto il cuore, la mente e le forze e amare i fratelli come noi stessi. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo:
quest’offerta,
espressione del nostro servizio sacerdotale,
salga fino a te e renda gloria al tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.

Esulteremo per la tua salvezza e gioiremo nel nome
del Signore, nostro Dio. (Sal 20,6)

Signore, questo sacramento della nostra fede
compia in noi ciò che esprime
e ci ottenga il possesso delle realtà eterne,
che ora celebriamo nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.