Liturgia della parola

 

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Ai tempi di Gesù la sposa aspettava nella casa dei genitori l’arrivo dello sposo. Dopo il tramonto del sole, lo sposo arrivava con un corteo nuziale per portarla nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Diverse ragioni potevano causare il ritardo dello sposo come, per esempio, lunghi discorsi con i genitori della sposa sui doni e sulla dote. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio. Ma non è lo stesso per le spose di cui si parla nel Vangelo di oggi. Qui si tratta infatti del ritorno di Cristo e tutto è riassunto nelle ultime parole: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, cioè: “Siate pronte per l’arrivo di Cristo”. Così la parabola delle vergini poteva cominciare con questa frase: “Per il regno dei cieli accadrà come per le dieci vergini che uscirono, con le loro lampade, incontro allo sposo”. Agli occhi di Gesù, è saggio chi veglia, cioè chi pensa sempre, nel suo animo, al giorno del ritorno del Signore e all’ora della propria morte, chi vive ogni giorno nell’amicizia di Dio, nella grazia santificante, e chi si rialza subito se, per debolezza, cade. Allora “Vegliate”, perché nessuno, all’infuori di Dio, conosce il giorno e l’ora.

La mia preghiera giunga fino a te;
tendi, o Signore, l’orecchio alla mia preghiera. (Sal 88,3)

Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Dal libro della Sapienza

La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.

Parola di Dio

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Parola di Dio.

Alleluia, alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore

Invitati a una festa senza fine

Ancora tre settimane, e finirà l'anno liturgico. Come ogni anno, le ultime domeniche invitano a guardare avanti, a quando finirà la nostra presenza in questo mondo. In altre parole, esse hanno per tema la vigilanza, cioè la necessità di essere pronti all'incontro con Colui che è la meta del cammino della vita. Dell'argomento parla oggi la nota parabola delle dieci vergini (Matteo 25,1-13), da intendere come le damigelle di nozze, le quali sono in attesa dello sposo, che non si sa quando arriverà. Cinque di esse sono accorte e si premuniscono, in caso di attesa prolungata: così accade, tanto che tutte si appisolano; quando poi nel pieno della notte lo sposo arriva, le cinque accorte possono accendere le loro lampade ed entrare con lui alla festa. Le altre invece scioccamente non si sono portate olio a sufficienza; ne vanno a comperare, ma al ritorno la porta della casa in festa è ormai chiusa.
Il significato del raccontino è trasparente: lo sposo è Dio; le dieci ragazze siamo tutti noi; l'olio è la fede, con le opere che essa ispira. Il momento è supremo, decisivo, senza la possibilità di ?esami di riparazione?: soltanto chi ha l'olio e quindi è pronto, ha il ?pass? per la festa della vita senza fine.
Questo il messaggio centrale della storia, ma anche i particolari sono illuminanti. Lo sposo non si sa quando arriverà, ma si sa che di certo arriverà, e forse prima di quanto si possa pensare; dunque bisogna mettersi subito nelle condizioni di accoglierlo. Le cinque ragazze che al momento buono si trovano senza olio ne chiedono alle altre, le quali però rifiutano: può sembrare un atteggiamento negativo, privo d'amore, ma non è così; il particolare vuole ricordare che nessuno può essere vigilante, praticare la fede, amare Gesù al posto di un altro. Questo è un affare strettamente personale, è un assegno ?non trasferibile?.
Significativo è anche, nella parabola, il particolare che esprime il rapporto tra lo sposo e chi è pronto ad entrare nella sua casa: è lo stesso preannunciato dai profeti e celebrato in quell'incantevole libretto della Bibbia che è intitolato ?Cantico dei cantici?. La parabola non parla della sposa, e gli antichi commentatori l'hanno spiegato così: le ragazze sono tutti i cristiani, quelli pronti per lo sposo sono la sposa, con la quale il Signore stipula un patto d'amore entusiasmante e imperituro, di cui il patto terreno tra marito e moglie davvero innamorati è soltanto una pallida immagine.
In questa prospettiva è dunque opportuno riflettere, fare ricorso a tutta la saggezza possibile, per costruire bene la ?casa? della propria vita. Il confronto tra le cinque ragazze sagge e le cinque stolte ricorda la conclusione del cosiddetto discorso della montagna, compreso anch'esso nel vangelo secondo Matteo (capitoli 5-7): saggio è chi costruice la propria casa sulla roccia, sicché nessuna catastrofe la può intaccare; stolto è invece chi costruisce sulla sabbia, dove basta un'alluvione per spazzarla via.
A proposito della vita futura, confortanti parole ci offre anche la seconda lettura (1Tessalonicesi 4,13-18). Scrive l'apostolo Paolo: ?Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come chi non ha speranza. Se crediamo infatti che Gesù è morto e risorto, così Dio (Padre), per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti?. Ma non per continuare a vivere come pensavano i pagani di allora, una vita umbratile nel buio sotterraneo dell'Averno: la parabola di oggi prospetta l'eternità come una festa perenne, in piena luce, con la gioia di avere ritrovato gli amici e godere della visione beatifica del comune Signore.
La prospettiva finale dev'essere ben chiara, perché vale anche a guidare la vita presente, troppo spesso amareggiata dalle difficoltà e dimentica che oltre ad esse ben altro, per dono di Dio, la vita ci riserva.

di Mons. Roberto Brunelli

 

Anche in questa nostra liturgia attendiamo la venuta dello Sposo, il Signore Gesù che ci ama e ci salva.
A Lui affidiamo le nostre invocazioni dicendo: Ascoltaci o Signore.

1. Donaci o Signore la lampada viva della fede, per attendere e riconoscere la tua venuta in tutte le circostanze della vita, anche quelle difficili e dolorose. Noi ti preghiamo.
2. Per quanti portano nel mondo la luce della fede e annunciano la speranza cristiana; per il Papa, i vescovi, i sacerdoti e tutti i missionari del Vangelo. Noi ti preghiamo.
3. Dona al nostro mondo la tua sapienza, o Signore, perché gli uomini possano prendere decisioni sagge per promuovere il bene comune, distinguendo il bene dal male e producendo opere di pace e di fraternità. Noi ti preghiamo.
4. Preghiamo per tutti i nostri fratelli che sono stati chiamati da questa vita: perché vadano incontro al Signore e vivano sempre con Lui. Noi ti preghiamo.

Tu sei la nostra vita e la nostra speranza o Signore. Sostieni la nostra preghiera e conducila secondo la tua volontà. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Volgi il tuo sguardo, o Padre,
alle offerte della tua Chiesa,
e fa’ che partecipiamo con fede
alla passione gloriosa del tuo Figlio,
che ora celebriamo nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

Il Signore è mio pastore, non manco di nulla;
in pascoli di erbe fresche mi fa riposare,
d acque tranquille mi conduce. (Sal 23,1-2)

Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre;
la forza dello Spirito Santo,
che ci hai comunicato in questi sacramenti,
rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.