Omelia 25 Aprile 2022

Omelia 25 aprile 2022                                                    Parrocchia S. Maria Assunta – Gussago (Bs)

 

Tempo Pasquale…. La Parola di Dio continua a dirci PACE A VOI: dono pasquale di Cristo risorto ai suoi e a tutti gli uomini.

Il cristiano è contro la guerra a prescindere da tutto ma fondandosi sul Vangelo e sulla propria tradizione. Papa Francesco parte da questo presupposto e dice NO alla guerra sempre e comunque! Seguendo quel grido di Paolo VI all’ONU il 4 ottobre 1965: Mai più la guerra. Mai più la guerra!

Don Mazzolari scriveva poco dopo il 25 aprile della liberazione proprio facendo memoria della seconda guerra mondiale: "Cristianamente e logicamente la guerra non si regge. Cristianamente, perché Dio ha comandato: «Tu non uccidere» (e «Tu non uccidere», per quanto ci si arzigogoli sopra, vuol dire: «Tu non uccidere»).

Già prima di Cristo l’AT raccoglie e potenzia un'ansia di pace. Il più puro messianismo ebraico, come quello greco di Teocrito e quello romano di Virgilio, preannunzia un ordine nuovo in cui regneranno giustizia e pace per tutti e ci sarà pane per i poveri.

 

Il profeta Isaia ebbe quella forte intuizione La pace è frutto della giustizia (Isaia 32,17). Il Messia sarà il pacificatore, colui che sopprimerà il muro di divisione tra il popolo eletto e i popoli reprobi, il riconciliatore. «E sarà chiamato col nome di principe della pace: il suo impero crescerà, e la pace non avrà più fine» (9,6).

Un altro profeta dice e scrive che il Messia sarà un Messia di pace: «Egli sarà arbitro tra molti popoli, e imporrà leggi a potenti e remote nazioni. E trasformeranno le loro zappe in vomeri, e le loro aste in zappe; e non impugneranno più, popolo contro popolo, le armi, e non si addestreranno più a maneggiare le armi» (Michea 4,3).

E quando Gesù di Nazareth venne dentro questa storia sin dalla sua nascita si proclamò a gran voce che il primo dono di Dio all’uomo è la pace. «Cristo è la nostra pace...» (Ef 2,14),venuto «a recare il buon annunzio di pace», dice san Paolo ai romani, gente di guerra. La sua rivoluzione è la scoperta del fratello, fatta con la carità; e frutto della carità è la pace.[1]La sua legge è il perdono: e il perdono tronca gli impulsi di guerra. 

Il Vangelo ben trova la sua sintesi nella nuova legge che propone: le beatitudini. Tra queste: «Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). I pacifici sono i costruttori di pace: perché la pace è vero che è dono ma poi  si fa, si produce. Il cristiano è un produttore di pace, che ricostruisce indefinitamente nel tessuto dei secoli.

Anche quelli che governavano il paese dove nacque Gesù erano stranieri, crudeli, pagani: pensate alle migliaia di fanciulli che in Giudea furono sgozzati, d'ordine di Erode, appena nato Gesù. Eppure Gesù non invitò mai a rispondere alla forza con la forza… anzi arrivò a proporre una via ‘assurda’ per rispondere alla violenza: amare i propri nemici, porgere l’altra guancia. Che non vuol dire essere remissivi sempre e comunque, anzi decisi nella dichiarazione di condanna del male; opposizione al male, non agli uomini che lo commettono; disposizione a pagare, e non a far pagare la nostra condanna e la nostra opposizione al male.[2]

Vedete anche nella chiesa poi i teologi hanno costruito un pensiero forse corretto secondo la legge e al dover dare alla guerra una rilettura giuridica: Esiste una guerra giusta… che è poi la guerra di difesa contro l’aggressore.

Oggi? Di fatto oggi l’Europa, e quindi anche l’Italia, ha un atteggiamento di accettazione di questa guerra: accettazione non sempre chiara poi nelle modalità con cui si esprime e motivando sempre con il fatto di essere vicini al popolo ucraino aggredito nella sua libertà. 

Segno evidente di questo sta nel fatto che l’Italia e l’Europa sopportano e certamente non condividono la posizione di chi chiede semplicemente la pace tra Ucraina e Russia. Li considera degli  illusi. 

Oggi, comunque, chi non vuole la guerra fa paura a tutti quelli che ritengono necessario inviare armi all’Ucraina perché ricordano che l’Italia non solo non manda armi a popoli aggrediti ma continua a fornirle a Stati aggressori come Israele che reprime la popolazione palestinese, alla Turchia che cannoneggia i curdi, al Marocco che rinchiude i saharawi, all’Arabia Saudita che bombarda gli yemeniti. [3]

Chi non vuole la guerra fa paura a tutti quelli che pensano che è solo inviando armi che si può sconfiggere Putin; fanno paura a tutti quelli che per anni hanno corteggiato Putin  perché chi non vuole la guerra  ha sempre denunciato la brutale repressione dei diritti.

Chi non vuole la guerra fa paura  alle aziende militari italiane, sostenute da vari governi che hanno fornito sistemi militari alla Russia di Putin. Ed inoltre, disattendendo al Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW), come tante altre nazioni, non vuole rinunciare ai propri arsenali nucleari.

 

Dal Diario di Emiliano Rinaldini ucciso dai militi fascisti il 10 febbraio 1945 a Belprato di Pertica Alta in Valsabbia “Sento il bisogno, vorrei dire fisico, di una giustizia anche terrena, ma fin d’ora ho l’animo scevro da desiderio d’odio e di vendetta contro qualsiasi”.

Una posizione che nasceva dal racconto di un cammino di perfezionamento alla luce del vangelo, di cui il giovane “ribelle per amore” si nutriva quotidianamente.

Qui per il cristiano e per l’uomo giusto stà la questione essenziale e drammatica: credere che è possibile costruire la pace, nella giustizia, ma da uomini liberi non fare ricorso alla vendetta, all’odio, alla violenza, alle armi.

 

E poi una grande conclusione: 

“Sempre più andrò convincendo me stesso e gli altri che il problema capitale è uno solo: ricostruire e rafforzare la coscienza, l’uomo”. 

Per noi cristiani è una provocazione a tornare alla fonte per guardare all’oggi, per tutti è un monito a tener vivo la memoria del passato formando coscienze, quindi uomini, che coltivano pazientemente e tenacemente l’ideale della pace possibile. Senza dimenticare che tutto passa attraverso l’educare le giovani generazioni.

 

Gli anni del fascismo avevano visto, anche nel mondo cattolico, troppe coscienze addormentate. La guerra era stata l’esito terribile dell’azione di molti violenti, ma anche dell’ignavia e indifferenza di molti.

Che non sia così oggi. Così faremo memoria di ieri e costruiremo il nostro oggi in forza di quella memoria. Anche secondo il Vangelo. 

 

[1] Questa è la rivoluzione antropologica del cristianesimo, l’idea di uomo: non lo scontro ma l’incontro con l’altro porta a pienezza la mia umanità

[2] I movimenti non-violenti, definizione comunque riduttiva nei confronti del Vangelo, sono nati in contesto cristiano. Da ricordare che i cristiani delle prime comunità furono perseguitati anche per il fatto che rifiutarono di arruolarsi nell’esercito romano. Nacque lì l’obiezione di coscienza, dimenticata poi per secoli, riscoperta all’inizio degli anni ’60; anni in cui ci furono i primi casi di obiettori cattolici che dichiararono di voler vivere integralmente la non violenza evangelica, espressa dai comandamenti “non uccidere” e “ama il prossimo tuo come te stesso”. Il primo cattolico che basò il suo rifiuto su motivi di fede fu Gozzini nel 1962.

Da questo movimento nascerà la legge del servizio civile.

[3] Tra l’altro una riflessione da aprire sarebbe circa le guerre dimenticate, che non vediamo più sui mass-media ma che continuano ad uccidere, a creare povertà, spostamento di intere popolazioni. 

Se si tengono in considerazione le crisi croniche e le escalation  violente si arrivava a 359 conflitti nel 2020.

La guerra quindi non è solo in Ucraina. Secondo i dati più recenti sui conflitti dimenticati nel 2021 erano 22 quelli ad alta intensità.